7 particolarità della Sardegna

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Cose che forse non sapevi sulla Sardegna

In questo articolo vogliamo parlarti di alcuni segreti affascinanti che riguardano la Sardegna.

Mistica, selvaggia, culturalmente ricca di storia, quest’isola del Mediterraneo, conosciuta anche come Ichnusa o Sandaliotis, è un gioiello nascosto che attende solo di essere scoperto.
Mettiti comodo e preparati a rimanere sorpreso da queste sette interessanti curiosità che abbiamo raccolto.

Nome della regione: Ichnusa o Sandaliotis

Dell’etimologia di Ichnusa ve ne abbiamo parlato nel precedente articolo del Blog,
cliccate se volete approfondire questa informazione

La Sardegna è un’isola anche misteriosa, conosciuta per la storia, le sue tradizioni uniche e le sue naturali ricchezze. Oltre al suo nome ufficiale, la Sardegna ha anche ricevuto altri appellativi nel corso dei millenni, denominazioni che riflettono la sua identità peculiare.

L’ altro nome affascinante con cui la Sardegna è conosciuta è Sandaliotis, che letteralmente significa “terra dei sandali”. Questo nome fa riferimento ai sandali tradizionali sardi, noti come “su padrino” e “sa madrina”.

Questi sandali fatti a mano sono stati un elemento decorativo essenziale della cultura e della tradizione sarda per secoli. Con la loro struttura intricata e la loro bellezza artigianale, i sandali sardi rappresentano l’arte antica e ci ricordano quel legame stretto con le radici profonde dell’isola.

I Sandaliotis sardi sono realizzati con cura utilizzando materiali naturali come cuoio e pelle. Ogni paio è unico e riflette l’abilità e la creatività degli artigiani locali. Indossare un paio di sandali sardi è come indossare una parte della storia e della tradizione sarda.

Questo nome, Sandaliotis, celebra l’importanza di questa calzatura nella cultura sarda e sottolinea l’importanza del mantenimento delle tradizioni locali come leva per rafforzare l’identità dell’isola.

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I 4 Mori

Secondo alcuni studiosi, la bandiera ha una storia complessa e rappresenta simbolicamente la Reconquista spagnola contro l’occupazione musulmana della Penisola Iberica. La teoria suggerisce che la bandiera sia legata alla vittoria di Alcoraz del 1096 e alla Corona d’Aragona. È composta dalla croce di San Giorgio, simbolo dei crociati che combattevano i Mori in Terra Santa, e le quattro teste mozzate rappresentano quattro importanti vittorie ottenute dagli Aragonesi in Spagna: la riconquista di Saragozza, Valencia, Murcia e le Baleari.

Altri studiosi, come Mario Valdes y Cocom, propongono un’interpretazione diversa. Secondo questa teoria, le teste di moro rappresenterebbero il Santo egiziano Maurizio, martirizzato sotto Diocleziano, e la sua raffigurazione come una testa di moro bendata appare in numerosi stemmi di aree franco-germaniche. Anche San Vittore di Marsiglia, che faceva parte della stessa Legione Tebana di Maurizio, è raffigurato come un moro con la fronte bendata. Si pensa che il simbolo sia stato concepito tra l’Abbazia di San Maurizio d’Agauno nel Canton Vallese (Svizzera) e l’Abbazia di San Vittore di Marsiglia, entrambe sorte nei luoghi del martirio dei due santi. La Contea di Provenza fu sotto il controllo dei re aragonesi tra il 1112 e il 1166, retta da discendenti della stessa dinastia fino al 1245. Inoltre, l’Abbazia di San Vittore di Marsiglia aveva estese proprietà e influenza politica in Sardegna dal XI al XIII secolo, soprattutto nel Giudicato di Cagliari.

In ogni caso, i quattro mori sono diventati il simbolo del Regnum Sardiniae et Corsicae sin dalla sua fondazione e la bandiera corsa risale alla stessa epoca. Nel corso del tempo, questa bandiera è diventata rappresentativa dell’isola e della sua popolazione. Indipendentemente dalle interpretazioni, i simboli presenti sulla bandiera riflettono l’identità di una cristianità combattente e di un periodo storico caratterizzato da conflitti tra l’Islam e il mondo cristiano, in cui la Sardegna è stata profondamente coinvolta.

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Domus de janas

Tombe preistoriche scavate nella roccia, tipiche della Sardegna pre-nuragica. Queste strutture sono sparse su tutto il territorio dell’isola.

Nascoste tra le rocce della Sardegna le misteriose “Domus de janas”, sono una testimonianza affascinante dell’antica civiltà che popolava l’isola millenni fa. Queste tombe preistoriche, letteralmente tradotte come “case delle fate”, sono state scavate nella pietra e offrono un’incantevole finestra sul passato.

Le Domus de janas sono strutture uniche nel loro genere, caratterizzate da camere scavate nella roccia e decorate con simboli e incisioni misteriose. Queste tombe funerarie risalgono a diverse epoche, ma sono principalmente associate alla cultura nuragica che fiorì in Sardegna tra il 1800 e il 500 a.C.

Esplorare le Domus de janas significa immergersi in un viaggio emozionante nel passato remoto dell’isola. Camminando attraverso questi luoghi affascinanti, si può percepire l’atmosfera mistica che pervade l’aria, immaginando le antiche cerimonie funerarie e i riti di sepoltura che si svolgevano qui secoli fa.

Ogni Domus de janas è unica, con dettagli e caratteristiche che ne distinguono una dall’altra. Alcune presentano intricate decorazioni, altre conservano i resti di oggetti funerari e talvolta si possono persino osservare i disegni e le pitture originali che adornavano le pareti.

L’auto è l’unico modo per raggiungere le varie Domus de Janas della Sardegna, visto che si trovano lungo le strade provinciali e statali, come ad esempio la Necropoli di Anghelu Ruju, o a ridosso di fiumi, come quelle di Sant’Andrea Priu.

Informazioni utili
Orari: dipende dalle necropoli, la maggior parte sono aperte al pubblico tutti i giorni dalle 9:00 fino al tramonto, alcune aprono solo il week-end, altre hanno libero accesso
Costo biglietto: alcune hanno libero accesso, altre prevedono un biglietto di ingresso che non supera i €6,00

 

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Mar Morto in Sardegna

Avete mai sentito parlare del “Mar Morto” in Sardegna?
Sì, esiste anche in Sardegna! Si trova nella splendida penisola del Sinis, situata nella costa ovest della Sardegna, nelle vicinanze di Oristano, precisamente a Cabras, si trova una particolare caratteristica che rende questa zona unica e affascinante. Le sue acque sono straordinariamente salate, tanto da creare un’esperienza simile a quella del celebre Mar Morto del Medio Oriente.
Immersi nelle acqque di questo luogo, potrete sperimentare la sensazione unica di galleggiare senza sforzo sulla superficie dell’acqua. La densità salina eccezionalmente alta vi sosterrà e vi regalerà un’esperienza di rilassamento totale. Mentre fluttuate dolcemente, potrete lasciarvi alle spalle lo stress quotidiano e lasciare che l’acqua salata lenisca le tensioni del corpo e della mente.

Ma c’è di più. Si dice che le acque del “Mar Morto” sardo abbiano anche proprietà curative. L’alta concentrazione di sali minerali, come il magnesio e il potassio, è nota per lenire i dolori articolari e muscolari, migliorare la circolazione sanguigna e nutrire la pelle. Trascorrere del tempo in queste acque salutari può quindi regalarvi una giornata di puro benessere e rigenerazione.

Nei dintorni del Mar Morto, e più precisamente nella Penisola del Sinis vi sono molti luoghi d’interesse naturalistico, archeologico e culturale da visitare.

  • La città di San Giovanni di Sinis: in passato villaggio di pescatori dalle caratteristiche capanne di giunco, oggi è un apprezzatissimo centro turistico, con molte strutture ricettive, bar, ristoranti. Nella piazza centrale è possibile vitare la chiesa di San Giovanni di Sinis, una delle chiese più antiche della Sardegna, risalente al V secolo.
  • Le rovine di Tharros, uno dei più rilevanti insediamenti del Mediterraneo, testimonianza della presenza nuragica, fenicia, cartaginese, romana e bizantina sull’isola.
  • Cabras, paese di origine antichissime ne è testimonianza il villaggio di Cuccuru is Arrius, dove sono state rinvenute tombe risalenti al neolitico. La città è situata sull’omonimo stagno: qui si vive prevalentemente di pesca. Il prodotto tipico è il muggine e la famosa bottarga.

Come arrivare al Mar Morto della Sardegna
Arrivare alla spiaggia di Mar Morto è semplice.
Situata al centro dell’isola, è raggiungibile con circa due ore di macchina da Porto Torres o da Cagliari, due ore e mezza circa da Santa Teresa Gallura.
Una volta raggiunto Oristano vi basterà:

  • Percorrere la Strada Provinciale 54 verso nord in direzione S. Giovanni di Sinis
  • Proseguire sulla Strada Provinciale 94
  • Al punto di informazioni turistiche, svoltare a sinistra e percorrere un breve tratto di strada sterrata che vi porta fino alla spiaggia

Progetta una visita nel sito archeologico dove si trova il Mar Morto sardo.
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Deserto di Piscinas

La Sardegna nasconde un tesoro inaspettato – un vero e proprio deserto!

Nel cuore del Sulcis si estende il suggestivo paesaggio delle dune di Piscinas, un panorama di una sconcertante bellezza che sembra essere stato trasportato direttamente dai vasti deserti dell’Ovest americano.

Immaginatevi camminare tra le dune dorate, con il vento che solleva la sabbia e crea forme suggestive. L’atmosfera surreale e l’assenza di vegetazione vi faranno sentire come se foste catapultati in un film western.

Questo deserto in miniatura vi offre un’esperienza di mare o di trekking selvaggia e ricca dal punto di vista naturalistico. Comprate una guida e addentratevi in questa meraviglia al centro del Mediterraneo.

Situata lungo l’area della c.d. Costa Verde, la spiaggia di Piscinas, di sabbia finissima e dorata, è lunga 7 km. È uno dei siti preferiti dai surfisti, soprattutto in inverno, per la presenza di onde alte e lunghe.

Se ci si immerge sott’acqua è possibile vedere le tracce del relitto di una nave inglese che, carica di piombo e armata di un cannone, è affondata circa 200 anni fa.

Le dune di Piscinas sono tra le più alte d’Europa, raggiungendo altezze impressionanti. Oltre alla loro bellezza visiva, queste dune hanno anche un ruolo ecologico importante, fornendo habitat a diverse specie di piante e animali adattati alle condizioni desertiche.

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Su Nuraxi di Barumini

La Sardegna può vantare di ospitare la città più antica d’Europa.
Il villaggio nuragico sardo di cui ti stiamo parlando è quello di Su Nuraxi di Barumini, un sito archeologico che risale all’età del bronzo.
Esplorando questo affascinante complesso rivivi una parte di storia millenaria dell’isola di ichnusa.

Si trova nella Sardegna centrale, su un’altura che domina una vasta e fertile pianura, rappresenta il più famoso esempio di complessi difensivi dell’Età del Bronzo caratteristici dell’isola conosciuti come nuraghi.
Costruito nel secondo millennio a.C. e occupato fino al terzo secolo d.C., il nuraghe di Su Nuraxi di Barumini è costituito dalla caratteristica massiccia torre centrale a tronco di cono, originariamente alta più di 18 metri, realizzata con pietre molto grandi disposte a secco in cerchi concentrici sovrapposti che si stringono verso la sommità.

La costruzione era destinata ad una singola famiglia ma successivamente, seguendo l’evoluzione politica e sociale dell’isola, la torre fu inglobata in una struttura composta da quattro torri unite da un muro in pietra e con il cortile coperto da un tetto. Nel tempo fu costruita una seconda cinta di mura e il nuraghe divenne un villaggio fortificato, un piccolo insediamento urbano abitato dalle famiglie dei soldati e da artigiani.

La civiltà nuragica ha avuto un ruolo importante nella diffusione della cultura micenea e, in seguito, di quella fenicia anche se alcune sue peculiarità, forse perché estranee alla cultura greca classica, rimangono avvolte dal mistero.

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Tradizioni culinarie

Non si può parlare della Sardegna senza lasciarsi tentare dalle sue tradizioni culinarie uniche. L’isola offre una varietà di piatti prelibati che soddisferanno ogni palato. Dalla pecorina, un formaggio pecorino dal sapore intenso e caratteristico, al porceddu, un maialino da latte arrosto lentamente fino a diventare tenero e succulento, la Sardegna sa come deliziare i suoi ospiti.

Panadas
Tortine salate, di origine spagnola e simili all’empanadas peruviane o argentine, sono formate da un involucro di pasta violada (preparata con semola e strutto oppure semola e olio d’oliva) che spesso contiene carne di agnello, maiale o pollo, e altri condimenti, come piselli, carciofi, fave, zucchine, peperoni, melanzane, funghi o patate, anche se il ripieno cambia da una zona all’altra dell’isola.

La versione più famosa delle Panadas è quella a base di anguille, diffusa soprattutto nel Campidano, in particolare nel comune di Assemini, dove in passato la pesca era l’attività principale in virtù della vicinanza alla Laguna di Santa Gilla.
La cottura tradizionale avviene in forno ma a Oschiri, nella provincia di Sassari, vengono anche fritte.

Poi ci sono i Malloreddus, una pasta tipica tradizionale a forma di gnocchetto condita con salsiccia e pomodoro, e la burrida, un piatto di pesce marinato in aceto e aromi, sono solo due esempi di quanto la cucina sarda sia ricca e sfiziosa.

Assaggiare i sapori genuini dell’isola è un’esperienza che vi conquisterà.
I profumi delle erbe aromatiche locali, gli ingredienti freschi e l’abilità dei cuochi sardi si combinano per creare piatti unici e indimenticabili.

Viaggia con gusto nelle tipicità della Sardegna, Ichnusa Lines ti permette di raggiungere l’isola dalla Corsica in una sola ora di navigazione. 

E così si conclude il nostro viaggio attraverso queste sette particolarità che forse non sapevi sulla Sardegna. Speriamo che queste curiosità abbiano suscitato in te il desiderio di scoprire questa terra affascinante.

Ti aspettiamo a bordo!

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